31 luglio 2007

RAI e Aeranti-Corallo per il DMB e FMeXtra

Apcom ha battuto un'ora fa la notizia della collaborazione tra RAI e Aeranti-Corallo per il DMB. L'intenzione è quella di una sperimentazione congiunta su Bologna e Venezia. Non solo: RaiWay intende supportare le emittenti locali federate in Aeranti anche nella sperimentazione di FMeXtra. Interessante...

RADIO/ RAIWAY E AERANTI-CORALLO INSIEME PER PASSAGGIO A DIGITALE

Sottoscritto accordo per sperimentazione dello standard Dmb

Roma, 31 lug. (Apcom) - Un accordo di cooperazione per lo sviluppo di un progetto comune di transizione alla radiofonia digitale terrestre attraverso la sperimenatzione nello standard Dmb. Lo hanno sottoscritto RaiWay e Aeranti-Corallo, in rappresentanza di 668 radio locali. E' la prima volta che servizio pubblico ed emittenza privata siedono alla stesso tavolo con l'obiettivo di avviare, forse già a settembre, un percorso di sperimentazione dello standard Dmb che, dopo la falsa partenza del Dab, potrebbe rappresentare la risposta adeguata alla transizione digitale della radio. La sperimentazione, finanziariamente sostenuta in parti uguali da Rai ed emittenza locale, costerà tra i 500 e i 600 mila euro. L'intenzione è arrivare, entro tre anni, al completamento della transizione, che non farà scomparire la modulazione di frequenza, con un obiettivo di costi di 50 milioni di euro (visto che ogni singola rete costerà 8 milioni e potrà 'ospitare' 25 emittenti locali): "Cinquanta milioni sono nulla paragonati ai centinaia di milioni di euro necessari per la transizione al digitale televisivo", osserva l'Ad di RaiWay, Stefano Ciccotti, che spiega i motivi dell'impegno Rai: "Il contratto di servizio assegna alla Rai il ruolo di driver nella sperimentazione di nuove tecnologie, non solo per la tv. E' espressamente previsto che il servizio pubblico sperimenti nuove tecnologie per l'accesso alla radiofonia digitale, come il Dmb".

L'accordo, salutato positivamente anche dal presidente di RaiWay, Francesco De Domenico, e dai rappresentati di Aeranti-Corallo, prevede tra l'altro la costituzione, dal I settembre, di un 'tavolo di dialogo' tra i due soggetti con l'obiettivo di arrivare a una regolamentazione del quadro, in modo da permettere a tutti gli attuali operatori radiofonici analogici interessati di transitare al digitale, a parità di condizioni, in termini di frequenze utilizzabili e di capacità trasmissiva spettante pro-capite; e la possibilità di adottare modelli operativi i cui investimenti siano compatibili con le dimensioni imprenditoriali dell'emittenza radiofonica locale.
A supporto dei lavori del tavolo di dialogo, RaiWay e Aeranti-Corallo intendono sperimentare trasmissioni DMB 'Visual Radio' in Banda III e in Banda L nelle aree di Bologna e Venezia, attraverso al realizzazione di multiplex idonei a diffondere almeno 17 programmi audio oltre a immagini e dati (slide show). Inoltre, servizio pubblico ed emittenza privata intendono realizzare un'approfondita serie di test congiunti sul sistema di trasmissione digitale denominato FM eXtra, attraverso trasmissioni e misurazioni del segnale in un'area limitata, operate da emittenti Aeranti-Corallo, anche se RaiWay offrirà supporto tecnico per verificare la potenzialità dello standard. L'accordo, già 'battezzato' positivamente dal ministero delle Comunicazioni, è stato sottoscritto fino a dicembre 2008 e ha durata annuale rinnovabile. l'avvio, subordinato all'autorizzazione ministeriale, potrebbe scattare già dopo l'estate: "Contiamo di essere 'accesi' e poter fare i nostri test prima dell'inverno", spiega Ciccotti.


28 luglio 2007

La radio non si perde di vista

Uno dei miei vizi inconfessabili si chiama Chi l'ha visto? Il volto nobile del trash televisivo, la trasmissione accusata per anni di moleste interferenze nella vita privata dei mariti in fuga, è stato per me un amico fedele fin dalle primissime puntate. Solo i mesi recenti della conduzione Sciarelli, con il suo taglio da inchiesta apprezzabilissimo ma un po' fuori dall'originario contesto mi ha tenuto lontano dal rituale della puntata settimanale. Per uno un po' fuori media come me, CLHV è stata a lungo una finestra, intelligente e indagatrice, socchiusa sulle umane insondabilità del paese reale. L'unico programma televisivo che quando entra in contatto con certe realtà sociali, con i poveracci che spariscono perché hanno fatto una fotografia di troppo al matrimonio della figlia del mafioso di turno (è successo anche questo), non ricorre a nessuna ipocrisia e mette i sottotitoli agli intervistati.
Dopo aver sopportato per anni gli insulti degli amici potrò andare in giro a testa alta. Leggo infatti che Daniel Alarcón, giovane promessa letteraria peruana che da anni vive tra Stati Uniti e Perú (tanto che i suoi romanzi li scrive prima in inglese) ha elaborato il suo nuovo romanzo Radio Ciudad Perdida/Lost City Radio - metafora senza terra ma marcatamente sudamericana di regimi specializzati in sparizioni, guerre civili permanenti, lotta tra Stati e terrorismo - ispirandosi a un programma radiofonico molto simile a CLHV. La trasmissione si chiama Buscapersonas (Cercapersone) e va in onda ogni domenica sera sulle frequenze di Radio Programas del Perú.
La notizia è circolata in margine alla Feria internacional del libro che si conclude domani, 29 luglio, a Lima. In questa occasione il romanzo di Alarcón ha rivaleggiato, in popolarità e vendite con lo straordinario Deathly Hallows, ultima puntata della saga potteriana (mi ha tenuto su quasi tutta l'altra notte e l'ho trovato bellissimo, condivido pienamente la perfetta recensione apparsa sul New York Times a firma di Michiko Kakutani, fortunatamente reperibile ancora sul sito dell'International Herald Tribune). Tornando a Radio ciudad perdida, forse vi interesserà sapere - certo non l'avrete letto su nessu giornale italiano - che quest'anno l'ospite d'onore alla Feria era l'Italia, con una quantità di nostri autori presenti.
Secondo lo scrittore nordamericano-peruano (lui, che vive a Oakland, dice di sentirsi doppio cittadino dei due Stati), recatosi in visita presso gli studi di RPP (si può ascoltare qui la sua intervista) per incontrare il conduttore di Buscapersonas, Miguel Humberto Aguirre: «El germen de la idea viene de esas noches de domingo escuchando Buscapersonas en mi casa.»
Alarcón, - prosegue la cronaca dell'emittente - quien migró a Estados Unidos a los 3 años junto a sus padres, dijo que el programa le pareció interesante y conmovedor, por lo cual empezó a seguirlo mientras estuvo en Perú hace unos años y luego continuó escuchándolo a través de Internet durante la redacción de la novela.
Asimismo, precisó que se sintió atraído por Buscapersonas debido a que es "síntoma de una ciudad donde la gente llega de muy lejos, pierde a sus seres queridos, se va confundiendo dentro de la ciudad".
Radio Ciudad Perdida se sitúa en un país latinoamericano, cuyo nombre no se precisa en el relato, donde Norma, una locutora, reúne a las familias disgregadas por los estragos producidos durante la guerra interna producida 10 años antes en dicha nación. La protagonista también ha perdido el rastro de su esposo y un oyente le da pistas del posible paradero de este.
Qualche dettaglio in più sul romanzo l'ho trovato nella home page di Daniel, dove tra l'altro si arguisce che Radio Ciudad Perdida analizza ancora più in generale la devastante psicologia della guerra e della violenza. Il parallelo con la mia frequentazione di Chi l'ha visto diventa ancora più sconvolgente perché i casi più tragici seguiti in tutti questi anni dalla trasmissione sono spesso riferibili allo scontro con le nostre mafie, in una atmosfera che in certi periodi poteva sicuramente essere assimilabile al cupo confronto tra una società inerme e una dittatura militare o la guerriglia (le "cicatrici emotive" cui fa riferimento il testo di presentazione che segue). Alarcón stesso dice che gli americani che hanno letto il suo libro ci si ritrovano, perché Lost city radio parla anche dell'Irak, dell'Afghanistan, di Guantanamo:
Un país sudamericano sin nombre y sin tiempo emerge lentamente de una guerra que todos preferirían olvidar. Por espacio de diez años, Norma ha brindado consuelo y refugio a un pueblo destrozado por la violencia, al tiempo que ella negaba su propio drama: la desaparición de su esposo al final de la guerra. El programa de radio conducido por Norma es el más popular del país, y cada semana la población entera—desde los indigenas de lejanos caseríos serranos hasta los pobres de los barrios urbano-marginales—sintoniza Radio Ciudad Perdida en busca de algún indicio de sus desaparecidos, aquellos tragados por una ciudad en caótico crecimiento.
Sin embargo, la vida a la que Norma parecía ya haberse habituado cambia irremediablemente cuando un chiquillo llega de la selva con inesperadas pistas en torno al destino de su esposo, Rey.
Devastadora y cautivante, cruel y tierna, Radio Ciudad Perdida, plantea profundas interrogantes respecto a la guerra y su significado: desde su impacto arrasador sobre una sociedad sacudida por la violencia, hasta las cicatrices emocionales que cada participante, observador, y sobreviviente lleva a cuestas por largos años
Pensate anche al parallelo tra Chi l'ha visto?, un programma che ha molti omologhi in diverse nazioni (in Spagna si chiamava Quien sabe donde, in Grecia Fos sto tunel, la luce in fondo al tunnel) e che evidentemente fa leva sulle immagini per cercare di stimolare negli spettatori ricordi e associazioni con le persone scomparse. Buscapersonas è un programma radiofonico, non mostra fotografie limitandosi a indicare nomi e circostanze. Una ricerca in doppio cieco, come direbbe un farmacologo. In perfetta linea con la tradizione delle emittenti delle sperdute località andine, che mandano in onda le "peticiones", richieste rivolte ai parenti e agli amici lontani, impossibilitati a parlarsi direttamente perché il telefono non c'è o è troppo costoso. Al posto della telefonata, un bigliettino recapitato all'emittente: "Maria dice che arriverà mercoledì se tutto va bene", "Jorge chiede alla sorella Juana di mandare un documento". L'aspetto più suggestivo è che i messaggi, magari disperati, di chi ha perso di vista qualcuno possono fungere, attraverso la radio, da ispirazione letteraria. Provate a immaginare uno scrittore col suo foglio bianco davanti al televisore. Impossibile. E invece quanto è più naturale immaginarsi le voci di Buscapersonas che arrivano nello studio dove Daniel sta scrivendo il suo romanzo. E quanto è importante la radio come motivo di fondo e filo conduttore di un altro grandissimo scrittore peruano, il Vargas Llosa di Tía Julia y el escribidor.
RPP trasmette in onde medie e difficilmente può essere ascoltata alle nostre latitudini. Fortunatamente lo stream Internet è molto efficace. Un altro mezzo dove è possibile incontrare Alarcón è la rivista peruana Etiqueta Negra mentre il sito personale dello scrittore si trova, in inglese e spagnolo, a questo indirizzo.

Radio e democrazia in Senegal

Uno degli snodi centrali del dibattito sull'applicazione delle tecnologie è l'usabilità, la "leggerezza" di quelle che dopo tutto sono derivazioni di una scienza complessa, dura, elaborata da esperti che spesso faticano a rendere perfettamente accessibili le loro invenzioni. Quella della radio è forse una delle invenzioni più leggere della scienza moderna, facile da capire e implementare, economica da convertire in un mercato di apparati, ricchissima se misurata sul piano delle conseguenze culturali, sociali e politiche. Ho trovato l'articolo che segue su All Africa, a proposito di uno studio ricavato dalla tesi di specializzazione di Ibrahima Sarr, massmediologo senegalese. Analizzando l'influenza dei media nella campagna presidenziale del 2000 in Senegal, Sarr ha potuto rendersi conto della capacità della radio di stimolare il dibattito in fasce di popolazione escluse, per povertà e analfabetismo, da fonti "elitarie" come la televisione e la carta stampata. Le radio comunitarie sono le uniche a parlare in lingua wolof e per ascoltarle basta una radiolina. "La miniaturisation des équipements avec le transistor, l'autonomie et la baisse des coûts des récepteurs, le maillage du territoire par les stations de radio, le décloisonnement linguistique par le recours à la langue wolof expliquent le succès de la radio au Sénégal," afferma Sarr.
Non è certo un'idea nuova, ma fa piacere che qualcuno se lo ricordi in un momento in cui la radio viene sempre presentata come sorella povera di media più blasonati, "ricchi", potenti e tendenzialmente digitali. Lo dovrebbero ricordare tutti coloro che cercano di aggiungere ulteriori strati di complessità sistemica attraverso la digitalizzazione della radio. Come se la leggerezza della radio analogica fosse un difetto, una tara di cui vergognarsi. Avverto già le vostre obiezioni: che differenza fa, per chi l'ascolta, se l'apparecchio radio è analogico o digitale. Anzi, il digitale è pieno di vantaggi, la trasmissione di testi e immagini, l'interazione con Internet...
Resta il fatto che fuori dai nostri ricchi mercati pubblicitari, che dobbiamo ringraziare per il sostentamento dato a un'industria dei contenuti radiofonici tanto eccellenti, la radio può avere una funzione assai più preziosa, può aiutare una nazione del terzo mondo a costruire una propria coscienza democratica. Un regalo di valore inestimabile che la "radio leggera" elargisce a fronte di un piccolo investimento in infrastrutture e apparecchi semplici ma perfettamente funzionali. Investimenti che col digitale si moltiplicano a dismisura, perché la catena diventa enormemente complicata, dal più piccolo pezzo di silicio al marketing dei piani di abbonamento. Anche quando il digitale ha un grande successo di pubblico (vedi il caso della telefonia cellulare), ci sono attori del mercato - gli operatori telefonici nel nostro esempio - completamente sommersi di debiti. Che tra parentesi stiamo finanziando noi.
Quando tra qualche tempo, entrando in negozio, dovremo decidere tra diversi standard digitali terrestri o satellitari, orientandovi a fatica tra multiplex DAB+ e DMB, televisione mobile, multicasting, compatibilità con sistemi operativi e altre amenità digitali, forse ci verrà voglia di emigrare in Senegal. Sarebbe davvero il colmo se le loro guardie di frontiera ce lo impedissero.

La radio, principal instrument de démocratisation de la communication politique, selon un chercheur

Agence de Presse Sénégalaise (Dakar)
ACTUALITÉS
26 Juillet 2007
Publié sur le web le 26 Juillet 2007
(http://fr.allafrica.com/stories/200707261137.html)

By BK/AD

La radio constitue "le principal instrument de démocratisation de la communication politique au Sénégal", affirme Ibrahima Sarr, évoquant une "forte médiatisation de la vie politique" du pays.
"Nous pouvons soutenir sans courir le risque d'un désaveu" que ce médium "est le principal instrument de démocratisation de la communication politique au Sénégal", soutient-il dans un ouvrage récemment publié aux éditions L'Harmattan.
Tiré d'une thèse de doctorat nouveau régime soutenue en mars 2004 à l'université Paris II Panthéon-Assas, ce livre est intitulé : "La démocratie en débats: L'élection présidentielle de l'an 2000 dans la presse quotidienne sénégalaise".
"Si le traitement de la politique par les journaux et la télévision n'a intéressé , la plupart du temps, qu'une élite urbaine, la radio quant à elle a favorisé l'inclusion de larges groupes qui, jusqu'ici, ont souffert d'un +provincialisme linguistique+", a-t-il expliqué. Selon lui, "la miniaturisation des équipements avec le transistor, l'autonomie et la baisse des coûts des récepteurs, le maillage du territoire par les stations de radio, le décloisonnement linguistique par le recours à la langue wolof expliquent le succès de la radio au Sénégal"'.
"En outre, les populations analphabètes, jusque-là tenues à l'écart des débats politiques, ont maintenant l'opportunité, par le biais d'émissions interactives, de donner leurs points de vue sur les grandes questions nationales", écrit Ibrahima Sarr.
Pour lui, cette ouverture vers le public analphabète ne doit cependant pas "faire perdre de vue l'existence d'émissions politique en langue française. La forte médiatisation de la vie politique explique le recours aux professionnels".
Sur un autre plan, l'auteur souligne que le développement des canaux d'information "a beaucoup contribué à l'élargissement de l'audience de la communication politique avec la forte médiatisation de la vie politique".
"Les journaux sénégalais apparaissent très politisés puisqu'ils consacrent la plupart du temps leurs +unes+ aux acteurs politiques", a-t-il estimé, soulignant que c'est "en de rares occasions que la politique cède la vitrine de ces journaux à l'économie, au sport, ou aux faits de société".
"Malgré des tirages limités et malgré un lectorat évanescent, cette presse, dans le cadre de la circulation de l'information, va donner lieu à une diffusion plus large que celle entendue en terme de distribution", fait-il remarquer.
"Depuis 1994, avec la naissance de Sud FM (la première radio privée du Sénégal), les différentes stations de la bande FM se distinguent par des revues de presse en wolof pour capter une partie du public", argumente Ibrahima Sarr. Citant le journaliste Mame Less Camara, il poursuit : "les radios interagissent avec la presse écrite pour la rendre accessible à des secteurs jusque-là non concernés pour les questions de langue".
"On ne peut donc plus se contenter de limiter l'impact de la presse écrite en l'expliquant par des réalités que sont l'analphabétisme et la faiblesse du pouvoir d'achat. Il faut intégrer désormais le travail de traduction et de large diffusion que font maintenant les radios", précise le journaliste.
Ibrahima Sarr a été journaliste au quotidien Le Soleil (public) et à Sud Quotidien (privé). Il enseigne au CESTI depuis la soutenance en 2004 de sa thèse de doctorat, intitulé : "La démocratie en débats. L'élection présidentielle de l'an 2000 dans la presse quotidienne sénégalaise. Sémiologie d'une communication du politique. Perspectives pour une éducation aux médias".

Torino ascolta le SID

Tra le attività coordinate dal gruppo di appassionati che si è aggregato intorno a CiaoRadio, il progetto di SDR di Claudio Re, adesso c'è anche l'osservazione delle perturbazioni ionosferiche provocate dai brillamenti solari, attraverso il monitoraggio delle trasmissioni in banda VLF. Sul neswgroup CiaoRadio di Yahoo Claudio annuncia che in questo momento a Torino sono attive due stazioni automatiche, entrambe basate su CiaoRadio e sull'antenna ADA (altro progetto "Regale"). Una è ospitata dal professor Galante del liceo scientifico Giordano Bruno, l'altra si trova presso l'abitazione di Claudio. Per il futuro, annuncia il progettista di CiaoRadio, è previsto un esperimento di misurazione della velocità degli elettroni nei fenomeni di radiazione di ciclotrone osservabili nella magnetosfera, sempre attraverso il monitoraggio di segnali a bassissima frequenza (vi suggerisco questa pagina per una bella descrizione del "suono" di questi fenomeni elettromagnetici che si verificano appunto in banda audio). La sperimentazione verrà organizzata sotto gli auspici di Claudio e degli scienziati del CSP torinese. Sugli esperimenti di monitoraggio delle Sudden Ionospheric Disturbances, il sito di riferimento è quello del Centro Solare della Stanford University, dove troverete ampia documentazione. Le SID sono improvvise variazioni di intensità misurate nella ricezione di segnali di cielo di stazioni VLF. Sono dovute all'effetto dei "flares" solari sulla ionizzazione dello strato D, che normalmente attenua i segnali VLF: nel corso di una SID, il livello di ionizzazione dello strato D aumenta e il segnale VLF viene riflesso e raggiunge il punto di monitoraggio leggermente meno attenuato.

Una Internet radio che funziona bene


Non posso nasconderlo. Dopo aver vissuto nell'intima convinzione che le cosiddette Wi-Fi radio, gli apparecchi in grado di accedere agli stream radiofonici via Internet senza alcuna mediazione (se non una connessione a larga banda ridistribuita in Wi-Fi), fossero dei gadget ancora immaturi e sostanzialmente inutili, mi sto ricredendo in queste ore con una prova di Noxon iRadio, uno dei due modelli di Internet radio e media player proposti da TerraTec.
Il mio iniziale scetticismo nasce dalla cattiva esperienza che ho avuto in passato con un'altra Internet radio, la Acoustic Energy, che avevo chiesto in prova per una eventuale pubblicazione in Provati per voi, la rubrica di CorrierEconomia dedicata ai test di prodotti elettronici. Beh, quel test non era andato molto bene, forse per colpa della connettività utilizzata (Fastweb) o per la mia stazione base (Apple Airport). Ci avevo provato in tutti i modi, cercando di riprogrammare il firewall di Airport, aprendo porte UDP, contattando il call center Fastweb. Alla fine ho dovuto rinunciare e ne avevo ricavato una cattiva impressione. Sul piano teorico, una Internet radio ha molti aspetti positivi. Ma forse su quello pratico la tecnologia richiedeva ulteriori messe a punto, soprattutto sul difficile terreno delle interfacce utente.
L'altra sera mi contatta Francesco Delucia, organizzatore di RadioCamp per chiedermi a bruciapelo se conoscevo una Internet radio equipaggiata con una memoria interna in grado di scaricare direttamente i podcast. Gli ho risposto che Noxon2 di TerraTec sembrava avere una caratteristica del genere ma che non ero in grado di confermargli che potesse riprodurre i podcast senza l'aiuto del computer (non saprei ancora dirlo). Francesco replica dicendomi di aver letto di un nuovo dispositivo, il MusicPal di Freecom, che include un RSS reader capace di visualizzare le notizie e secondo le specifiche supporta la modalità Podcast. A quanto vedo però MusicPal non dispone di risorse di memoria su disco o flash e sono portato a credere che l'ascolto dei podcast richieda che questi siano stati precedentemente salvati sul disco del computer. Cosa tutto sommato accettabile. La peculiarità dell'ultima generazione di Internet radio, infatti, è la funzione che consente di accedere anche ai contenuti statici già memorizzati sul proprio pc. La cosa avviene in genere attraverso un meccanismo chiamato UPnP, Universal Plug and Play, un protocollo aperto che trasforma il pc in un "mediaserver" per diffondere in rete (via cavo o Wi-Fi) tutti i contenuti multimediali salvati.
Torniamo alla nostra Noxon iRadio. Incuriosito dalle informazioni scambiate con Francesco ho chiesto un esemplare della Internet radio TerraTec (non il secondo ma il primo modello, che costa circa 230 euro ed è in vendita anche su Apple Store). L'ho portata a casa, l'ho risettata per poterla reimpostare con la mia rete Wi-Fi e nel giro di due secondi ero sintonizzato sulle Far Oer. Noxon si basa sulla directory di stazioni del servizio vTuner. Altre Internet radio, come la Acoustic Energy, sfruttano un analogo servizio della Reciva. Non posso dire niente degli apparecchi basati su Reciva, se non che le Internet radio hanno tutte lo stesso aspetto esterno e supportano anche il formato Real, un sicuro vantaggio. Ma la Noxon iRadio funziona molto bene, pur essendo limitata a flussi radiofonici mp3 e WMA. Chi acquista un dispositivo TerraTec ha la possiblità di registrarsi sul sito vTuner e gestire una lista personalizzata di stazioni, eventualmente aggiungendo i flussi non ancora inseriti nel database generale. Non ho potuto provare questo servizio perché un collega che ha effettuato la prova prima di me si era registrato col proprio nome e password (vTuner associa queste informazioni all'indirizzo MAC del dispositivo e non sono riuscito a modificare niente).
Noxon funziona ottimamente anche come player dei contenuti della mia libreria iTunes. Ho semplicemente dovuto installare il media server UPnP della Elgato che TerraTec acclude in un CD nella confezione. Anche qui mi sono bastati pochi secondi per installare il software (EyeConnect). L'estensione di sistema ha riconosciuto le fonti multimediali presenti sul mio computer e ha anche individuato la Noxon sulla rete locale. Quest'ultima ha aggiunto automaticamente una voce di menu riguardante il mio computer e sta già funzionando per riprodurre l'audio delle tracce iTunes che ho conservato. Unico neo, non piccolo, è la non compatibilità con il codec AAC+ di Apple, ma tutto questo fa parte della complessa problematica delle politiche di DRM (gestione dei diritti) di Cupertino, politica che suscita parecchie controversie. Altro difetto della Noxon è il volume: l'apparecchio è dotato di un bell'altoparlante, ma il volume è troppo basso per i miei gusti e l'uscita in cuffia non basta. Probabilmente dovrei collegare l'uscita line out allo stereo di casa per ottenere un suono più corposo. Per il resto l'audio è molto piacevole, l'interfaccia dei comandi piuttosto intuitiva. Peccato per il pulsante-joypad che dovrebbe agire da selettore: la sua meccanica è un disastro e costringe a servirsi del telecomando. Ma per il resto funziona tutto straordinariamente bene. La radio è dotata di porta Ethernet per reti cablate, uscita line, prese per cuffia e altoparlante, cinque pulsanti per altrettante stazioni preferite e controlli per la riproduzione dell'audio, oltre che del già citato joypad per la navigazione nei menu.
TerraTec mi ha riconciliato col concetto di Internet radio. Fatta così funziona e costa una somma accettabile. E' molto divertente scorrere nella directory di stazioni scegliendo tra migliaia di radio in base all'area geografica o al genere di programmi trasmessi. Non tutti gli stream memorizzati sono effettivamente attivi, ma non si può prendere troppo. Mi sono bastati pochi minuti di Google per stilare una lista di una decina di Internet radio, quasi tutte disponibili in Italia (ottimo lo shop online di Expansys, per esempio).

Acoustic Energy (in Giappone, Scitec IT-001W)/Reciva
ComOne Phoenix WI-Fi Radio (also know as Orange Liveradio)
Freecom MusicPal
MagicBox Imp Adapt/Reciva
Roku SoundBridge Radio (con FM)
Sagem MyDual Radio 700 (con FM)
Tangent Audio Quattro
Terratec Noxon iRadio e Noxon2
Tivoli NetWorks (con FM) e NetWorksGO (portatile, con FM)
Torian Infusion (portatile, con FM)

Un lato particolarmente interessante è la presenza di diversi modelli che alle funzioni di Internet radio associano la ricezione di normali stazioni FM, magari con RDS. Non ci vorrà molto tempo prima che, con qualche decina di dollari di componenti in più, i costruttori comincino a integrare anche funzionalità DAB/DMB e magari connettività WiMAX. Una radio davvero universale, capace di sintonizzarsi indifferentemente su trasmissioni analogiche e digitali hertziane o su flussi IP è un sogno impossibile? O magari inutile? Secondo i fautori dell'SDR non è affatto una impossibilità, anche se bisognerà fare parecchia strada con processori e software embedded. Immagino però la vostra obiezione: un apparecchio universale e programmabile ci sarebbe già: il personal computer. O addirittura il telefonino. Ma qui entra in gioco l'ergonomia e l'abitudine, per milioni, addirittura miliardi di persone, di avere a che fare con quei pochi comandi di sintonia e regolazione della radio. Da questo punto di vista l'esperienza con il dispositivo TerraTec mi sembra soddisfacente e credo che questo mercato possa riservarci delle sorprese nel prossimo futuro.

27 luglio 2007

Niger, la rivoluzione dell'FM su Arte Tv


Avete il satellite di Sky o per il free to air? Provate a programmare il videoregistratore per le cinque di domenica mattina, 29 luglio, quando il canale culturale europeo Arte (versione francese) ritrasmetterà il documentario "Magic Radio" (grazie Gigi Nadali per la segnalazione). Ho cercato sul sito di Arte un eventuale link al videopodcast del documentario ma non sono stato fortunato. Ecco invece la scheda di questo programma dedicato alla tranquilla rivoluzione dell'FM nel poverissimo Niger, dove l'analfabetismo è all'80% e la liberalizzazione della radio sta creando una straordinaria opportunità di crescita culturale, sociale e domocratica. Da non perdere.
Per le emissioni di La Voix du Sahel ORTN in diretta da Niamey, ricordate la frequenza serale di 9705 kHz.


Un voyage réjouissant sur les ondes nigériennes, libérées avec la démocratisation du régime amorcée en 1991. Pour vivre de l'intérieur une trépidante révolution FM.

Depuis 1991, date à laquelle le Niger devient officiellement une démocratie multipartite, la radio publique perd son monopole sur les ondes et les stations libres commencent à foisonner. Dans les rues et les maisons, sur les nattes ou dans les buissons, les postes FM distraient, éduquent, informent : actualités, débats politiques, micros ouverts, recettes de cuisine ou de beauté, campagnes de sensibilisation, conseils conjugaux, musiques traditionnelles ou rap engagé... Il y en a pour toutes les oreilles. Dans un pays où l'illettrisme touche plus de 80 % de la population, la radio est devenue le plus populaire des moyens de communication, et du coup, un formidable outil d'expression et de démocratisation. Des scènes de vie quotidienne autour du poste de radio aux studios des différentes stations en passant par une rencontre des journalistes de terrain, les réalisateurs entrent au coeur de cette "révolution FM", miroir évocateur des évolutions de la société nigérienne.

La révolution FM

Se passant de commentaires, ce beau documentaire nous emporte avec délectation au pays des auditeurs nigériens : aux scènes cocasses - comme ce studio plongé dans le noir par une panne d'électricité - succèdent les enregistrements live de rappeurs nigériens ou les séquences d'écoute avec différents habitants. Le tout rythmé à intervalles réguliers par des montages d'émissions en off, amenés par le sifflement typique des modulations de fréquence. Une matière visuelle et sonore réjouissante pour découvrir comment, par la magie de la radio, les citoyens des pays pauvres peuvent s'emparer de la démocratie et de la liberté d'expression.

Rediffusions: 29.07.2007 à 05:00
Magic Radio
(France, Suisse, 2007, 54mn)
ARTE / TSR

Réalisateur: Luc PETER, Stéphanie BARBEY

Il DAB+ di Club DAB in onda da 48 ore

Da mercoledì 25 luglio sarebbe on-air, secondo il Club Dab Italia, il quarto sistema di radio digitale ascoltabile (se solo ci fossero dei ricevitori) in Italia. Dopo il DAB della sperimentazione storica, il DMB attivato da RAI (e in via di attivazione da parte di Radio Vaticana, che ha ricevuto un encoder DMB in dono dai coreani), l'FMeXtra di Reteotto e naturalmente il simpatico DRM della RAi su 693 (ciao, ciao, onde medie distanti), ecco, l'audio AAC del DAB+:
«Il Club DAB Italia ha iniziato mercoledì 25 luglio 2007 le prime trasmissioni con il nuovo standard DAB+ in Italia. Al momento sono presenti sul multiplex 5 programmi con la nuova codifica audio e 8 programmi con il sistema classico DAB.»
(,grazie ad Antonio Tamiozzo, inesorabile e instancabile sorvegliatore delle novità DAB)
Vi dirò, qualche dubbio sulla disposizione del multiplex (8 canali DAB e 5 DAB+) ce l'avrei. Da quel che so forse 8 canali DAB tradizionali potrebbero essere un po' troppi. Sto facendo qualche controllo con la mia radio DAB Sangean e vi saprò dire. Per adesso, su parecchi canali degli associati a Club DAB vedo solo una identificazione e sento solo silenzio, segno dell'assenza di contenuti DAB. Radio Maria, ovviamente, c'è. Mi piacerebbe tanto capire come suona, questo famoso DAB+, ma ribadisco: di apparecchi commerciali non ne vedo ancora. Si continua a operare in un regime di sperimentazione (e se ripenso a quello che mi dicevano gli amici di RVR, non potrei escludere una sperimentazione HD Radio).
Club DAB, tra l'altro, dovrebbe anche entrare a far parte della sperimentazione allargata ad altri consorzi radiofonici del T-DMB della RAI su Roma, come riportava ieri ADN Kronos (segnalazione di Andrea Borgnino):

Rai Way e i Consorzi radiofonici Club Dab Italia, C.R. Dab ed Eurodab hanno sottoscritto oggi un accordo di cooperazione per sperimentare congiuntamente lo standard radiofonico digitale T-DMB nella città di Roma. L'accordo, che rappresenta un passo avanti importante nell'evoluzione tecnologica del sistema radiofonico pubblico e privato, permetterà di diffondere nell'area romana circa trenta programmi radiofonici e multimediali digitali di alta qualità. I Consorzi radiofonici contribuiranno attraverso la messa a disposizione della capacita' trasmissiva, mentre Rai Way offrirà il supporto ingegneristico per la diffusione del segnale e la verifica della qualità ricevuta. L'inizio della sperimentazione è previsto per il prossimo mese di settembre.
Bisognerà capire come il Club sceglierà di mantenere un presidio sulle due diverse evoluzioni dell'Eureka 147. Forse adottando proprio la strategia dei multiplex a tripla codifica, vedremo. Le sperimentazioni sono evidentemente molto utili per chi trasmette, ma non servono a vendere alcunché a chi riceve. Chi riceve ha bisogno di apparecchi radio e contenuti validi. Guardate quello che sta succedendo con la tv digitale, che prima aveva dovuto fissare per legge lo spegnimento dell'analogico e poi è stata costretta a un penoso tracheggiamento, fatto di date continuamente rimandate. Se la tv analogica fosse spenta l'anno prossimo, metà delle famiglie, forse più, smetterebbero di ricevere i programmi televisivi. E qualcosa mi fa pensare che forse la reazione sarebbe blanda. Tornando alla radio, mentre in Gran Bretagna e altre nazioni europee si parla seriamente di spegnere l'FM tra cinque anni, qui la radio digitale serve un bacino d'utenza che con tutta probabilità non supera qualche migliaio di persone (ed è già una stima ottimistica). A fronte di oltre 35 milioni di ascoltatori. Mi sembra un divario drammatico, anche considerando la rapidità con cui una tecnologia digitale viene di solito adottata. E poi ripeto, adottare una tecnologia significa, A) Avere davanti a sé una scelta appetibili, che giustifichi l'acquisto di nuovi apparati (vedi il caso della tv satellitare o delle partite di calcio del digitale terrestre). Oppure, B) Essere forzati al cambiamento da una rigorosa politica di adeguamento e successivo spegnimento delle infrastrutture alternative.
Mi sembra tutto così confuso e mal progettato...

25 luglio 2007

Relazione Agcom, i documenti sono online

Con encomiabile tempestività, il sito di Agcom ha reso pubblico il testo della relazione annuale 2007 presentata ieri dal presidente Corrado Calabrò. Qui c'è la pagina per prelevare i vari capitoli della relazione, mentre qui trovate il testo del discorso di Calabrò. Ci sono molti spunti interessanti per il mercato della radiofonia e per quello della tv digitale.
Ho estratto questa significativa tabella sui ricavi pubblicitari dei principali editori radiofonici pubblici e privati. I dati risalgono al luglio 2005 (quelli del 2006 non erano ancora disponibili) ma permettono di farsi un'idea. E secondo me i soldi per sperimentare seriamente il digitale e investire in nuovi contenuti ci sarebbero anche. E' dopo tutto una torta da 530 miliardi di vecchie lire.

In Italia arrivano i primi encoder DAB+

«Buona notizia in arrivo per il futuro del DAB,» mi scrive stamane Antonio Tamiozzo a proposito di un comunicato della svedese Factum Electronics, che avrebbe iniziato la commercializzazione in italia dei suoi encoder DAB+. DIversi gestori di multiplex, riporta Antonio, «hanno ordinato alla svedese Factum Electronics il nuovo DAB+ audio encoder il MAP250. Tra questi RTL 102,5, Club DAB Italia e un altro operatore non ben specificato. Questo il link alla notizia data dall’azienda. Quindi il DAB sembra essere vicinissimo al punto di svolta che lo vedrebbe finalmente arrivare al punto di ottimizzazione del rapporto efficienza dell’uso dello spettro e qualità audio.»
Il sito del Club DAB Italia conferma da tempo il passaggio al nuovo encoder e annuncia tra l'altro di aver attivato una nuova frequenza su Milano Nord (è vero, sul blocco 12C mi arriva il nuovo segnale, molto meglio che sull'8C) e un'altra, sul 12D, in Piemonte nelle province di Biella e Vercelli.
Ringrazio come sempre Antonio per la sua tempestività ma qualcosa mi dice che questa non è una notizia buona ma una notizia mista. E' buona perché in effetti l'evoluzione del DAB Eureka 147 in "DAB+", ufficializzata lo scorso febbraio dall'Etsi (TS 102 563 v1.1.1) rappresenta un enorme passo avanti rispetto al DAB tradizionale, lo standard di radio digitale che dal 1995 ha saputo costruire un "business case" assai poco convincente. Correte a leggere l'ultimo numero della Technical Review della EBU per un eccellente articolo sulla evoluzione del DAB. Anche dal punto di vista dell'efficienza spettrale non ci sono paragoni. Riproduco qui lo schema che gli autori dell'articolo, Herrmann, Erismann e Prosch, forniscono per dimostrare come il DAB+ consenta di distribuire fino a 28 servizi diversi (rispetto ai nove della prima versione di Eureka 147). E illustrano anche come sia possibile calibrare le diverse versioni degli standard in un singolo multiplex per agevolare la transizione verso i sistemi a maggiore efficienza. Si può per esempio realizzare un bouquet a triplo standard (DAB/DAB+/DMB) con tre servizi DAB, otto DAB+ e due DMB.Tutto questo è senz'altro positivo, ma può anche tradursi in una ulteriore confusione da parte del pubblico. Intendiamoci, personalmente resto favorevole alla massima proliferazione degli standard, ben venga la sperimentazione di qualsiasi cosa (magari con un occhio alla tutela di chi consuma ancora gli standard convenzionali). Ma in questo momento in negozio non trovo nulla che mi permetta di ascoltare radio DAB+ e anche il tanto decantato DMB non è ancora associato a una seria offerta commerciale. Tanto che subito torna a circolare l'inevitabile mantra: "entro Natale verranno messi in vendita...". Sono sei o sette Natali che sento ripetere la stessa stupidaggine. E se penso che adesso in negozio dovranno arrivare radio capaci di interpretarne almeno tre, di standard, mi si aggroviglia il cervello. Come si può pretendere che in uno scenario popolato da multiplex a regime misto, gli ascoltatori debbano preoccuparsi di scegliere la radio monostandard più adatta alle proprie esigenze? Che assurdo casino.
DigitalRadioTech proprio in questi giorni approfondisce la notizia di quella che potrebbe essere la prima radio DAB aggiornabile via software al DAB+. Si tratta di una radiosveglia (avete letto bene...) della britannica Pure. Una radiosveglia da 50 sterline che si chiama Siesta. Un nome quanto mai opportuno per la radio digitale, eterna bella addormentata nel bosco. DigitalRadioTech è molto critico nei confronti di Pure e della sua scarsa comunicazione. Il fatto che Siesta potrà essere aggiornata al DAB+ attraverso una porta USB (al costo di dieci o quindici sterline addizionali) viene a malapena menzionato nei data sheet dell'apparecchio, che continua a essere venduto come una normale radio DAB, forse perché Pure non vuole confondere il mercato interno. Ottimo (o pessimo, se volete) esempio delle madornali castronerie che il marketing della radio digitale ha inanellato dal 1995 a oggi.

24 luglio 2007

Transistor e rock 'n' roll

Nel sessantesimo anniversario della creazione del primo transistor, questo articolo rievocativo dedicato alla prima radiolina (il Regency TR-1, classe 1954) e scritto per Radioworld da un consulente radiofonico e radioamatore con velleità di storico, mi sembra delicato e nostalgico. Forse fin troppo nostalgico, specie là dove l'autore si mette a rimpiangere i tempi in cui giovani - diversamente da quelli di adesso - riuscivano a coniugare, nei loro hobby, interesse e passione. "Oggi non conosco giovani che siano appassionati di niente", scrive Charles Fitch... Probabilmente è perché non conosce molti giovani. Che si appassionano eccome, ma non di radio. Se le sue capacità sociologiche sembrano un po' appannate dai ricordi, in una cosa Fitch ha più che ragione: col transistor la radio perde il suo vincolo più forte, quello con il "luogo adibito all'ascolto" (in questo la radio, tipico oggetto salottiero, sembrava una sorta di cinema casalingo), diventando un dispositivo portatile. Una rivoluzione che, osserva il nostro nostalgico autore, coincide (sarà solo un caso?) con quella tutta musicale del rock and roll, non a caso amatissimo dai giovani acquirenti di allora: il Regency costava 50 dollari e fu un immediato successo. A corredo del breve articolo c'è anche lo schema elettrico di quella prima radio a transistor. Questa pagina personale di Steve Reyer, della Milwaukee School of Engineering è fitta di altre informazioni e immagini della capostipite del Degen 1103.


The Transistor Portable Radio

Regency’s Model TR-1 Was Introduced in 1954 at a Price Roughly Equivalent to $400 Today

by Charles S. Fitch, 7.18.2007

Charles S. Fitch, W2IPI, is a registered professional consultant engineer, member of the AFCCE, senior member of the SBE, lifetime CPBE with AMD, licensed electrical contractor, former station owner and former director of engineering of WTIC(TV) in Hartford, Conn., and WHSH(TV) in Marlborough, Mass.

Growing up is daunting. All those “rites of passage” through which we must travel. The first day of school, exams, dating, awkward holidays with distant relatives.
Speaking to young people I find that, even though some of that remains, important elements of childhood appear to be missing. The obvious is hobbies. What is a hobby but an interest with a passion? I’ve come across few kids lately who have a passion for anything. Another missing component is a sense of wonder. Long before ‘Quality as a Strategy’ became the mantra at Sony, Zenith was vending high-performance, almost ‘investment-quality’ radios. This classic example from my collection is a Royal 500 (circa 1965), a gift from my brother Fred.
My mother was born in 1901. Once, in a single lengthy conversation, she told me about the wonder of her first plane ride, taken as a daring young woman with a barnstormer at a state fair for the princely sum of $3 … the first time an earphone was held up to her head and she heard KDKA coming through the ether … the first picture on a hand-built TV set that my father assembled in the late 1930s … the wonder of power and the telephone finally coming to her village in upstate New York. I don’t encounter kids who wonder at the iPod, who are more than blasé when they travel the Internet. We who are over a certain age can recall our share of youthful events and circumstances that precipitated a wonderful excitement. One of the more vivid was the appearance of the transistor radio.
How did the transistor semiconductor get to the portable radio? Whether you believe that the transistor was created out of reverse Roswell engineering or painstaking research at Bell Labs, its introduction in the early 1950s constituted an electronic revolution. Bell Labs’ focus had been on innovations related to communications, and the transistor was no exception. Its goals, among many, were to identify a new device that would reduce power consumption and hence heat — the destroyer of electronic gear — to lower the noise and hence the distance and stages through which a telecommunications signal could pass, and to increase reliability.
Tubes were the gain device of the day and were even used deep in the ocean on transoceanic cables to make up the loss of hundreds of miles of wire. But as marvelous as the tube was, something new was needed. Each little research step came together when research scientists John Bardeen, Walter H. Brattain and William Shockley successfully regulated a larger current flow by introducing a smaller current flow into a “semiconductor” junction, essentially creating a current amplifier. This basic action is the essential fundamental property of all transistors, and everything after was refinement. The three received the 1956 Nobel Prize in Physics for inventing the transistor. But the basic maxim “It’s not what you got but what you do with it that’s most important” applied. It’s interesting that one of the first applications envisioned for the transistor was a compact portable radio. Bell licensed transistor technology to other companies; one of these was Texas Instruments, which made the transition from prototype to product, offering workable transistors to the electronic industry. TI wanted to sell these “solid-state” devices but needed not only to create circuits and consumable products that used them, but also to capture the imagination of engineers to get it done.
The outshoot was a prototype portable radio. A thrilling breakthrough idea, but only one small manufacturer took up the product coming to mass market. It was Regency, with its model TR-1, introduced on Oct. 18, 1954, at a price of $49.95, roughly equivalent to $400 today. This opened the flow gates of demand. The descendants of this little gem are still for sale everywhere.
These little units were more exciting than most innovations. They converted a communal experience to a personal one. Prior, radios had been found mostly where many people could listen: living rooms, family cars and the like. The decision about what was on and when to listen was determined not by kids but by elders or at least older siblings. Listening could now move away from parental control to far-flung places like under the covers late at night, out riding our bikes and during recess at school. A universal accessory to most transistors was a simple earphone that went directly into the ear and needed little level to be audible, making it the most intimate of experiences. Radio was talking directly to you.
In retrospect we wonder whether transistor radios gave rise to rock and roll, or the reverse. The phenomena appeared pretty much contemporaneously. But the times were changing and new, exciting, challenging music played through these receivers. As a business, radio responded not only to the new youthful audience with the music they wanted to hear but to the new consumers and their distinctive advertising needs, a unique conduit that TV had difficulty duplicating.
On the technical side, the transistor radio gave the ultimate personal mobility to radio. In my own travels as a Boy Scout far beyond power and “civilization,” I listened to KOMA late at night at Philmont Scout Ranch in the Sangre de Cristo Mountains of the Rockies, or WWVA under the stars canoe camping on the wild rivers of West Virginia. Adults made use of transistor radios, of course. I can tell you from experience that you couldn’t get anyone’s attention in Baltimore during the 1966 World Series, thanks to all the transistor earphones in use.
Just as the All American Five radio we discussed in an earlier issue garnered more ears for radio by increasing the locations and counts of sets, the portable transistor took radio more directly to the ears and set the ears free to roam.
What a wonder!

20 luglio 2007

HD Radio e Web Radio, insieme per salvarsi?

Se leggete Nòva del Sole24Ore avrete probabilmente apprezzato l'intervento di Luca De Biase sulla questione Web Radio, argomento che nel mio piccolo cerco di seguire rivelando, quando è possibile, qualche retroscena. Beh, oggi un retroscena interessante c'è e come sempre devo ringraziare gruppi di discussione americani come ABDX. Un breve commento di Audiographics, riportata da quest'ultimo, tira in ballo l'inedita alleanza tra due segmenti in difficoltà: le Web radio e lo standard digitale americano HD Radio. Sotto il titolo "Come salvare l'industria di HD Radio", Audiographics riferisce che WOXY, una Web Radio di Cincinnati, risorgerà come ha già fatto nel passato, andando on air come secondo flusso digitale della stazione Public Radio WVXU, che in agosto accenderà le trasmissioni ibride HD Radio. Perché "come ha fatto nel passato"? Perché WOXY è una autentica fenice. Nel 1983 Doug e Linda Balogh (lui è un sosia perfetto di Gino Strada), rilevano con un investimento di 375mila dollari, una radio Top 40 di Oxford, in Ohio. Venticinque anni fa quel format era già stracotto e i coniugi Balogh avevano un'idea ambiziosa: portare alla ribalta il progressive rock. Il debutto della nuova WOXY avvenne con le note di Sunday, bloody sunday, degli U2.
Le cose non andarono finanziariamente, malgrado il grande successo di critica e pubblico ottenuto dalla stazione. Che nel 2004, dopo una raccolta di fondi in due tranche, la seconda molto più fortunata della prima ("un finale da film di Frank Capra", racconta il sito di WOXY), decise di cedere la licenza trasmissiva e trasferirsi dischi e deejays completamente su Web. Ora però sull'intero settore delle Web radio pende la spada di Damocle delle royalties moltiplicate da nuovi, assurdi regolamenti. E WOXY trova l'accordo con Public Radio per tornare in onda nella città di Cincinnati, su 91.7 in FM. Secondo Audiographics, sarebbero proprio le Web radio il "cavaliere bianco" in grado di riempire i flussi secondari dello standard HD, in grado - lo ricordiamo - di trasmettere, insieme al tradizionale flusso analogico, anche un flusso digitale primario e uno, a qualità più bassa, secondario.
Audiographics rivela anche che SomaFM, una Web Radio di San Francisco con 11 stream di musica alternativa, ha un analogo accordo con National Public Radio per diffondere, sempre in HD Radio sui canali secondari delle stazioni NPR, il programma "Groove Salad" (e qui da noi la gente fa finta di eccitarsi per le banalità musicali trasmesse dalla "grande novità" Virgin Radio).
Insomma, sembra proprio che stia avvenendo un piccolo miracolo. L'industria della radio tradizionale ha perso la creatività necessaria per stupire il pubblico. Le Web radio stupiscono il pubblico ma non riescono a far soldi. Il sistema HD Radio sbandiera ai quattro venti le opportunità del "multicasting", ma pochi, nell'industria della radio tradizionale, riesce ad approfittarne davvero. Poi arriva la minaccia delle royalties alle stelle e le tre industrie - guarda caso a essere coinvolte sono le stazioni di qualità targate NPR - trovano il modo di unire le forze. Come dice Audiographics, le Web radio possono infondere nel sistema IBOC quel "cool factor" che potrebbe a sua volta stimolare la vendita di apparecchi compatibili. A proposito di royalties, proprio sul blog di SomaFM ho trovato il rimando a "Congressional Quarterly", dove vengono descritte le iniziative del parlamentare americano Ed Markey, democratico del Massachusetts, che si è improvvisato mediatore tra le Web Radio e Soundexchange, la società che raccoglie i diritti per conto dei musicisti. La speranza è trovare un accordo che venga incontro alle necessità degli autori senza strangolare le radio su Internet, mentre il Congresso macina una serie di progetti di legge che cercano di andare nella stessa direzione.

How to Save the HD Radio Industry

It was stupid of me. I should have seen it coming when first putting out a prediction that internet radio would be rebroadcast on small and medium market stations in the not-too-distant future. At the time it made sense, but that was in 2002. Please, let me reword that earlier prediction: Internet radio stations will be showing up as rebroadcasts on HD Radio side channels. What's that? WOXY already has signed to do this? Next, you'll be telling me that Soma.fm is leasing out one of its sub-channels as additional programming for NPR. Oh. It does? Not that a trend can be made using two stations, but do you see one forming? WOXY.com is the phoenix, a widely acclaimed station that crashed due to cost. Then, it resurfaced with backing from La La Media. Now, it's going to be an HD channel for Cincinnati Public Radio and WVXU. Like I said, it was stupid of me not to see this coming. Or, that two industries could be so well suited to help each other out of problems.
Internet radio stations are what's going to save HD Radio! There is a dire need for good HD Radio programming, and an uplift in its cool-factor. Millions of people are turning to independent internet radio stations, and many would like to hear them in their cars. The broadcast radio industry wins cool-factor. Webcasters earn deserved respect and expanded distribution. HD Radio's White Knight could very well be the closest thing to 'cool' that either radio industry has today - being an independent station on the internet.

Due varianti SDR

Il gruppo di discussione sul SoftRock40, il sorprendente e ultraeconomico front end SDR, continua a macinare interessanti varianti ed estensioni del disegno originale, che è volutamente ridotto all'osso. Ci sono diversi modi per superare le limitazioni del SoftRock e una delle più basilari consiste nell'aggirare l'ostacolo della quarzatura, che riduce le possibilità di ricezione alla frequenza ricavata dal quarzo (con eventuali divisioni o moltiplicazioni) come centro della banda passante della scheda audio utilizzata sul computer. Il trucco consiste nell'utilizzare un chip digitale che funga da oscillatore locale, un "sintetizzatore" diretto. In questi giorni sono in discussione due varianti abbastanza peculiari, quella di Kees Talen, K5BCQ (molto bello il suo sito con un sacco di materiale sull'autocostruzione e sul vintage ) Il progetto SDR di Kees non si trova su questo indirizzo, bisogna iscriversi al gruppo SoftRock40 su Yahoo e prelevare in area files i documenti contenuti nella cartella "QSD Switching Durations - K5BCQ". Kees dice di aver operato a livello di mixer complesso (QSD) modificando il meccanismo di campionatura del segnale zero-IF. Da quel che mi pare di capire se la tradizione fissata da Dan Tayloe vuole un tipo di campionamento quadruplo con successive rifasature a 90 gradi, Kees semplifica l'oggetto con una duplice campionatura a 180 gradi, ottenendo un circuito ancora meno complicato. La cosa funziona ma per la matematica dell'integrazione (dopo tutto è questa l'operazione effettuata dai campionatori) il risultato è una redistribuzione dell'energia del segnale in una finestra di "pi greco" invece di "pi greco mezzo" radianti e, di conseguenza, una attenuazione che andrebbe in qualche modo compensata. Se non siete ancora iscritti al gruppo fatelo, il thread è pieno di spunti e vi partecipa lo stesso Tayloe. Non solo: il lavoro svolto da Kees mi ha permesso di conoscere un servizio di creazione e produzione di piccoli quantitativi di PCB (le schedine prestampate su cui si montano i circuiti elettronici) davvero utile, Express PCB. Il servizio in questione non è il solo a essere accessibile via Internet. In pratica all'autocostruttore viene data la possibilità di tracciare, con l'aiuto di un software uno schema elettrico della sua schedina e questa viene poi prodotta a livello semi-industriale grazie agli strumenti professionali del provider. Un po' più costoso, ma sicuramente più efficace della "cottura al forno" delle PCB con bromografi e altri mezzi artigianali. Express PCB accetta file creati con i principali software CAD orientati alla progettazione di circuiti ma mette anche a disposizione un software CAD gratuito che semplifica il processo di ordinazione delle schede, perché il suo output serve per produrre tutte le specifiche dell'ordinazione. Express PCB chiede 51 dollari per produrre tre schede e lavora su layout fino a quattro strati ma sul Web si trovano servizi ancora più "spinti" (per esempio PCBexpress, che fantasia nel dare i nomi a questi siti).
Un secondo progetto apparso proprio in queste ore è il front end di un ricetrasmettitore SDR progettato da David Brainerd, basato su DDS Analog Devices AD9959. Anche David WB6DHW ha realizzato un sito molto dettagliato per descrivere il suo progetto (sezione SDR). La particolarità è l'uso della evaluation board che la stessa Analog Devices offre per la sperimentazione del suo chip a sintesi diretta (in grado di lavorare fino a 200 MHz). Tutti gli altri progetti di David sono meritevoli di attenzione (per esempio il banco di filtri passa banda che può risultare molto utile per ovviare a un altro difetto del SoftRock, le immagini in ricezione). Ma il transceiver è particolarmente avanzato.

19 luglio 2007

Worldspace Italia prepara la partenza con Fiat

Assume sempre maggior concretezza il piano di lancio della radio digitale satellitare in Italia, sebbene si parli ormai ufficialmente di fine del 2008 per il debutto del servizio. Worldspace Italia e Fiat hanno infatti sottoscritto un accordo per l'integrazione dei ricevitori a bordo delle automobili del gruppo torinese. La notizia mi era stata anticipata dagli amici di Worldspace, ma in previsione di una possibile esclusiva per il mio giornale avevo rinunciato a divulgarla. Forse è ancora presto per sbilanciarsi sull'esito che l'iniziativa potrà avere sul nostro mercato poco assuefatto alle offerte "pay per ..." ma gli ingredienti per ripercorrere il successo di pubblico che la radio via satellita ha avuto negli Stati Uniti ci sono, incluso il commitment di un marchio automobilistico importante (e ritornato - meritatamente, per una volta - in auge). Come sappiamo, il successo di pubblico può non corrispondere necessariamente a una piena, convincente affermazione finanziaria. Personalmente, resto però convinto che il nostro mercato radiofonico abbia molto bisogno di una iniezione di novità, possibilmente anche a livello dei palinsesti e non nascondo che per Luca Panerai e la sua Worldspace faccio volentieri il tifo.

FIAT E WORLDSPACE ITALIA FIRMANO UN ACCORDO PER LA DISTRIBUZIONE DI SERVIZI DI RADIO SATELLITARE IN ITALIA

Dopo il successo negli USA con 20 milioni di abbonati la radio satellitare sbarca in Italia grazie all’accordo siglato tra Fiat e Worldspace.

Torino, Italia, e Washington, USA, 18 Luglio 2007 – FIAT GROUP AUTOMOBILES S.p.A e WORLDSPACE, Inc. (NASDAQ: WRSP), uno dei leader mondiali nella diffusione della radio satellitare, hanno oggi firmato un accordo commerciale che consentirà a FIAT GROUP AUTOMOBILES di essere il primo produttore di automobili ad installare e distribuire in Italia le radio satellitari WORLDSPACE e a WORLDSPACE di offrire servizi di radiofonia satellitare in qualità digitale.
WORLDSPACE prevede a partire dalla fine del 2008 di iniziare a trasmettere in tutta Italia attraverso 40-50 canali di programmazione commercial free: musica, news, intrattenimento e sport, 24 ore al giorno. WORLDSPACE prevede di utilizzare la tecnologia audio digitale più avanzata oggi disponibile (MPEG-4 aacPLUS v.2); il servizio sarà ampiamente promosso attraverso tutti i media e altre attività in-market.
Nella programmazione di WORLDSPACE Italia vi sarà un canale - innovativo e unico nel suo genere - esclusivamente dedicato a FIAT GROUP AUTOMOBILES, alla rete di vendita e ai clienti. Per la prima volta una casa automobilistica usufruirà di un canale radiofonico per fornire servizi di promozione e di assistenza clienti.
A partire dalla fine del 2009 FIAT GROUP AUTOMOBILES offrirà radio satellitari WORLDSPACE come optional su alcuni modelli Lancia, Alfa Romeo e Fiat. Inoltre FIAT GROUP AUTOMOBILES potrà offrire ai propri clienti attraverso il canale aftermarket ricevitori portatili di radio satellitare WORLDSPACE.
“I clienti si aspettano da FIAT GROUP AUTOMOBILES sempre più tecnologia innovativa e versatile anche nei servizi di intrattenimento" ha detto Giuseppe Bonollo, Senior Vice President Product Portfolio Managament di FIAT GROUP AUTOMOBILES. "L’introduzione della radio via satellite è l’ulteriore dimostrazione del nostro impegno nel fornire ai clienti dispositivi avanzati che migliorino la qualità di guida e di vita a bordo vettura”.
“Con la firma di questo accordo per il mercato italiano con FIAT GROUP AUTOMOBILES, tutto è pronto per il debutto europeo di WORLDSPACE,” ha detto Alexander P. Brown, co-COO di WORLDSPACE, Inc. “L’anno scorso ci siamo assicurati l’autorizzazione del Ministero delle Comunicazioni a lanciare il servizio in abbonamento della radio satellitare in Italia, abbiamo completato lo sviluppo della tecnologia dei ripetitori pienamente conforme ai requisiti tecnici dell’Unione Europea, abbiamo interpellato Telecom Italia per la progettazione della rete terrestre e l’installazione dei ripetitori, ed ora abbiamo siglato un contratto con uno dei maggiori produttori e distributori automobilistici al mondo per l’installazione e la vendita alla Clientela italiana delle radio via satellite WORLDSPACE.
"Grazie a questo accordo”, ha spiegato Luca Panerai CEO di WORLDSPACE ITALIA, finalmente, la radio del futuro arriva in Europa, dopo il grande successo ottenuto in America. 50 nuovi canali di musica, sport, informazione e intrattenimento, in qualità digitale e a copertuta totale, senza interruzioni pubblicitarie. Non è un caso che la prima industria automobilistica italiana abbia scelto di installare il nostro ricevitore su buona parte dei futuri modelli. Di questo siamo molto orgogliosi".
Nel Maggio del 2006, WORLDSPACE Italia ha ricevuto l’autorizzazione dal Ministero delle Comunicazioni per il lancio del servizio in abbonamento della radio satellitare in Italia, utilizzando uno spettro di frequenza a banda larga da 12,5 MHz, l’unica banda di frequenza armonizzata per la radio via satellite in tutta Europa. Nel Gennaio 2007, WORLDSPACE ha firmato un accordo con Telecom Italia per la progettazione ed la realizzazione di una rete di ripetitori terrestri in tutta Italia. La scorsa primavera, WORLDSPACE ha firmato un contratto con il Fraunhofer Institute for Integrated Circuits (IIS), facente parte della Fraunhofer Gesellschaft, per lo sviluppo di un progetto engineering, già in corso di sviluppo e in fase di test, relativo ai ricevitori per il mercato europeo.

La strategia europea di WORLDSPACE consiste nel far debuttare questo servizio in tutta Europa. Oltre all’Italia, i mercati interessati sono la Francia, la Germania, la Spagna, il Regno Unito, la Turchia e la Polonia.

18 luglio 2007

Modi digitali da premio Nobel

Non pensavo che mi sarei imbattuto in una strana, ma fascinosa coincidenza quando l'altro giorno ho letto le due righe che l'amico Christian - il quale in questo momento si starà divertendo col suo nuovo 7000, mentre quella santa di sua moglie scuote pazientemente la testa - mi ha mandato l'altro giorno a proposito di un nuovo tipo di modulazione digitale sperimentata in ambito radioamatoriale:
Porto alla tua attenzione (ma son certo non ti sarà sfuggito), il modo WSJT65A che tiene banco ultimamente sulla lista dei knights. Ormai siamo alle trasmissioni di microwatts... Spero di leggerne presto su Radiopassioni.
No, la cosa non mi era sfuggita, ma "parlarne su Radiopassioni" mi pareva una cosa complicata, da studiare con attenzione. Premettiamo subito che si sta parlando di un programma software, WSJT, che supporta tutta una serie di modi e protocolli di trasmissione digitale. In particolare WSJT (WS sta per weak signal) è stato studiato per consentire lo scambio di informazioni in due situazioni propagative molto speciali. Una è quella dei collegamenti radio in cui la superficie lunare funge da ripetitore passivo di segnali provenienti da terra (EME o earth-moon-earth, altrimenti detto moon-bounce). "With a total path length of about 500,000 miles, EME is the ultimate DX," scrive la ARRL. L'altra situazione si chiama meteor scatter, le trasmissioni VHF che sfruttano le condizioni di intensa, ma brevissima, ionizzazione determinata dagli sciami meteorici che interagiscono con la nostra atmosfera. Nel primo caso, la EME, i segnali sono estramemente deboli, nel secondo possono essere molto intensi ma anche pazzescamente brevi, addirittura uno o due secondi. L'idea geniale di WSJT consiste nell'utilizzare modulazioni digitali e protocolli ottimizzati per questo tipo di condizioni estreme, utilizzando numerose sottoportanti distribuite su spettri piuttosto ampi, con tecniche di correzione di errore in partenza e sofisticati algoritmi di DSP messi al lavoro in arrivo.
Da diverso tempo, i protocolli di WSJT vengono utilizzati, con qualche variante più adatta alle HF (mi riferisco appunto a JT65), oltre che per i QSO veri e propro (la sigla QSO designa il contatto, lo scambio tra due radioamatori), per la sperimentazione di radiofari amatoriali "estremi", debolissimi, in gruppi come i pluricitati QRSS Knights. A differenza di modalità più abbordabili come il CW a banda strettissima, intercettabile con sistemi tutto sommato alla portata di tutti, WSJT non è un programma per dilettanti allo sbaraglio come me. Leggete quello che scrive Joe Large, W6CQZ:
Weak signal work with JT65 is one of those rare areas in amateur radio where we still can learn things and advance the art and science of radio, an increasingly rare thing these days. JT65 is certainly limited in its utility with its very short message lengths and its long transmission/reception intervals, but it's not meant to ragchew or pass traffic. It's meant to push the limits of DSP modulation/demodulation, the limits of receiver and antenna design and, to a certain extent, the limits of an operator's skill and understanding of both the science and art of radio propogation. Those things may lead to technology to better use our spectrum allocations and anything that improves an Amateur's understanding of propgation can only help our effectivness. I've not been this excited about radio since I discovered HF as an SWL around age 8 or 9 back in the early 70s. Beyond satellites, which are increasingly less awe inspiring than in days past, there is little that's truly new, innovative and unique with amateur radio. Winlink, pskmail, aprs, d-star, irlp/echolink and, to a lesser extent, SDR are all interesting facets to an aging and lethargic hobby, but, those systems push few new limits, or if they did at all, have become so commonplace as to be rather boring. Essentially new twists on the status quo.
Si sta facendo notte fonda e ancora non siamo arrivati alla famosa coincidenza. È presto detto. Basta andare sulla home page ufficiale del software WSJT per cominciare a sospettare qualcosa. E' una pagina personale ospitata sui server della Princeton University. L'autore, Joe Taylor, si presenta con il suo call di radioamatore, K1JT. Ma è il mirror di WSJT in Europa a svelare il mistero: Joe Taylor è un premio Nobel. Lo ha vinto nel 1993 per le sue ricerche in astrofisica, dopo la scoperta di un nuovo tipo di pulsar. Vi suona familiare? Certo che suona familiare: le pulsar di Joe Taylor sono il punto di partenza del campo di indagine delle onde gravitazionali, come ho cercato di spiegare qui su RP a proposito delle maxi-antenne gravitazionali recentemente inaugurate a Pisa.

Taylor evidentemente non ama rinchiudersi nelle torri d'avorio della ricerca accademica. Con WSJT ha creato una piattaforma di sperimentazione software e radiofonica che non ha precedenti. Intorno a questa piattaforma è sorta anche una comunità di sviluppatori open source molto attiva. Visto però che il premio Nobel uno in genere non lo trova nei fustini del Miralanza, tutto il progetto tradisce una metodologia, una impalcatura scientifica che faticheremmo a trovare anche nei migliori prodotti dell'ingegno radioamatoriale. Non so se si è capito, ma WSJT è un vero casino. La sezione documentazione allestita da Taylor sul suo sito (molte user guides sono tradotte in italiano da Giorgio Marchi IK1UWL) richiederebbe una intera estate di ponderose consultazioni. A grandissime linee, nella sua introduzione Taylor spiega che WSJT cerca di applicare avanzate tecniche di trattamento del segnale per ottenere due obiettivi: riuscire a scambiare una quantità minima ma importante di informazioni in intervalli di tempo ridottissimi ed estrarre un analogo contenuto informativo da segnali molto più stabili e continuativi, ma estremamente deboli, spesso sepolti nel rumore di fondo dei ricevitori. Forse non siamo ancora ai microwatt, come scrive Christian, ma poco ci manca.
Tanto per proseguire nell'approssimazione e sputtanarmi definitivamente, può essere utile che vi indichi come i tre "modi" principali supportati da WSJT siano: FSK441 (una modulazione di shift di frequenza a quattro toni e 441 baud), JT6M (altra modulazione FSK a 44 toni, ciascuno dei quali corrispondenti a un determinato simbolo alfanumerico) e il JT65 su cui il bravo Christian - senza forse sapere a che cosa sarebbe andato incontro - voleva leggersi qualcosa. JT65 è un protocollo abbastanza inedito nel panorama dei modi digitali perché usa sostanzialmente un approccio FDM/TDM (frequency/time division multiplexing) che sembra ispirato ai protocolli della telefonia cellulare. Si compone di sequenze di trasmissione/ricezione della durata di 60 secondi in cui i messaggi vengono rigidamente strutturati e compressi, in modo da poter trasmettere in soli 71 bit le due call letters e i due grid locator dei radioamatori che stanno comunicando tra loro (in alternativa si possono mandare messaggi arbitrari di 13 caratteri). La modalità richiede una elevata sincronizzazione di tempo e frequenza e ogni trasmissione è suddivisa in 126 intervalli di tempo contigui o "simboli" di 0,372 s di durata. In ciascun intervallo il segnale è una portante ad ampiezza costante trasmessa su una tra 65 frequenze predefinite. Il passaggio da una frequenza all'altra avviene in continuità di fase. Un ulteriore livello di complicazione (come se non bastassero le tecniche di compressione e correzione utilizzate nella sequenza dei bit trasmessi) è dato dall'intreccio di due tipi di simboli: metà di essi appartengono a un vettore di sincronia pseudo-casuale, interlacciata con l'altra metà dei simboli adibiti alla codifica delle informazioni. La frrequenza più bassa, uguale al segnale di sincronia ricavato dalla autocorrelazione del vettore pseudo-casuale appena citato è si circa 1270 Hz, la separazione tra i canali è un multiplo di circa 27 Hz. Questo è un dettaglio importante: i tre modi digitali di WSJT occupano ampiezze di banda significative, circa 3 kHz. Un dettagliato articolo descrittivo di JT65 è stato pubblicato da Taylor su QEX. Se pensate di portarvela sotto l'ombrellone, sappiate che non è una lettura amena.
E' invece molto, davvero molto divertente (stile Doug Adams, ed è un complimento) la guida "per idioti" che Andy O'Brien K3UK ha preparato sulla variante JT65A usata sulle HF terrestri (ricordiamo che il JT65 originale è stato sviluppato per le comunicazioni terra-luna-terra) e per i radiofari. Non è un paragone scientifico ma in un certo senso il JT65 sta alle varianti del CW usate comunemente dagli sperimentatori dei fari propagativi nei 10 e 30 metri, come i fari DGPS stanno agli NDB. La decodifica è assai più complicata. Ma sembra proprio che ne valga la pena perché l'efficienza del JT65 è enorme. La banda occupata è tutt'altro che stretta, come abbiamo visto, ma a differenza del QRSS in un minuto di trasmissione si possono inviare parecchie informazioni e soprattutto è possibile stabilire un contatto bidirezionale, non velocissimo, d'accordo, ma pur sempre sostenibile.
Last but not least, WSJT essendo scritto in C e in Fortran (Fortran!) è anche compatibile - oltre all'immancabile Windows - con piattaforme Linux/Unix, incluso FreeBSD. Teoricamente Mac OS X non sarebbe del tutto tagliato fuori, cosa che da sola vale quasi un premio Nobel.





15 luglio 2007

Le fosche previsioni di Palmer

Sarà perché è un esperto di televisione, ma questa sentenza di condanna (a morte) della radio firmata sull'Huffington Post da Shelly Palmer non mi suona del tutto convincente. Palmer parte dall'assunto che nessuno, oggi, entra più in negozio per comprare una radio. La radio è dappertutto, negli orologi, nei telefoni, nei lettori Mp3. La radio non ha più l'esclusiva della diffusione delle notizie, perché ci sono molte, troppe alternative. Quando le auto saranno tutte equipaggiate con Internet wireless, la radio AM/FM morirà, cesserà di essere rilevante.
Non contano niente i modelli e i costi di distribuzione e ricezione dei contenuti, modelli che ci dicono che il broadcast continua ad avere senso rispeto all'unicast e al multicast. Non contano niente i contenuti specialistici, in particolare quelli locali, comunitari. Non contano niente i mille servizi utili (addirittura fondamentali, come nelle emergenze) che la radio, dentro e fuori l'automobile, riesce a fornire a milioni di persone a costi/contatto ridicoli e attraverso dispositivi facili da costruire, economici, facili da usare e capaci di funzionare per giorni con una piccola batteria. Cosa crede il signor Palmer, che Adsl, fibre e wireless Internet valgano una sega, che portarli in casa o nelle auto delle persone sia un'operazione a costo zero? Che siano già a disposizione di sei miliardi di individui in tutto il mondo? Forse una visione del mondo un po' meno newyorkese gioverebbe alle analisi. Ma trovo strano che anche a New York non conti niente la fetta della torta pubblicitaria radiofonica tipica dei mercati maturi (torta che, guarda un po' la combinazione, Mr. Palmer, ha fatto venire l'acquolina in bocca a Google, vada a leggersi qualcosa su Adsense e la radio). L'equazione - ultra semplificata, a prova di idiota - è che la radio è una commodity, che le notizie della radio sono una commodity (certo, se ascolto i "notiziari" dei network italiani; le notizie di Radio Popolare non sono commodity, ma merce pregiata), che l'ascolto avviene soprattutto in auto e che quando le auto saranno tutte "connesse" (già, quando?) la radio sparirà dalla faccia del mercato.
E' interessante andarsi a leggere i commenti all'editoriale di Palmer, seguendo il link originale all'Huffington Post. Forse un po' meno andarsi a leggere il blog dell'autore ma, de gustibus...



When Will Radio Die?
Shelly Palmer
July 13, 2007

(http://www.huffingtonpost.com/shelly-palmer/when-will-radio-die_b_56165.html)
When was the last time you went into a Best Buy and asked to see their Radio Department? That brilliant, but rhetorical, question was posed by Larry Rosin, co-founder and president of Edison Media Research at a Bill Sobel breakfast entitled, "The Future of Radio: 2007 and Beyond."

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Larry was responding to a question about HD Radio adoption and his point was that nobody is going to care about it until the technology is incorporated into every radio you buy. Today, you would be hard pressed to find an FM-only radio. Almost every radio you come across is both AM and FM. He was making the assumption that, sometime in the future, every radio will be AM/FM/HD/XM/Sirius. (Like TV monitors that now play all popular formats.)
Of course, to his point, you don't really buy radios nowadays. You buy clocks with radios in them, cars with radios in them even CD players with radios in them, but very few people walk into electronics stores and ask to buy a good, old-fashioned, radio.
Where and how we consume radio content is well researched and I won't bother you with meaningless statistics. Suffice it to say that a well-run radio station is still a very cash flow positive business and I don't know any poor radio broadcasters. This will probably be true as long as they keep putting AM/FM radios in cars and as long as people have to drive to and from work.
However, the radio business is changing fast. And, since the evolving financial structure of the radio business has often foreshadowed similar evolution in the television business, I thought it might be fun to look at some of the challenges that the radio business is facing.
First, it's important to keep in mind that no one listens to only one thing. Everyone likes a bunch of stuff and that includes local, regional, national and global content. To say that local radio's power is the fact that it is "local" is a circular argument that leads nowhere.
Local content is only valuable if it is not commoditized. For example: time, temperature and traffic information can be had from several sources in every major market. And, in a very short period of time, every car owned by a commuter with a GPS system will either subscribe to some form of integrated real time traffic information or get it free with their system. The cost of the real time traffic service used by BMW navigation systems is built into the cost of the car. They use a version with FM data transmitted by Clear Channel's Total Traffic Network. BMW calls it RTTI (Real Time Traffic Information). It's unbranded raw information that the car synthesizes into useful knowledge about how to get you where you are going with the least amount of traffic. This is only one of dozens of different technologies that you could use to get real time information into your car, others include: CDMA, GPRS, ATSC, WiFi, WiMax, Satellite, etc. The list is not endless, but it is long. And with the plethora of new wireless networks being planned, it will not be long before the technology of radio is seriously under siege.
Most cars have clocks and thermometers so time and temperature are commodity items. And traffic information will soon be as well. What local content is not commoditized? Sports scores? Local news? There are lots of places to get all of that information wirelessly other than the radio. I subscribe to several text alerts for emergent news and information as well as for real-time scores for the teams I follow. For the most part, the services are free. Free is not a good commercial business model. Ad-supported must accompany free-to-consumers -- it's a formula radio knows only too well.
How about music? Well, since local radio can't customize playlists for each listener, the music they offer is only value-added if it is programmed in a unique way with excellent creative and production elements surrounding it. This is the art of all radio and when you hear it, it makes you smile. Sadly, creating this kind of experience is very expensive and not many local radio stations are up to the task.
So where does this leave the radio business for 2007 and beyond? The challenge is "transition" and it is the same challenge facing the television business. Consumers don't really care if they get their traffic information via radio signals, wireless data, digital audio, smoke signals or carrier pigeon. They just want to know the best way to drive home. And people don't care, and don't really care to know, how they receive their content. Ask someone (a consumer, not someone in the media business) how a television works and how it is different from an IPTV system or a QAM-based cable system -- you'll receive a blank stare as an answer.
This is the strength of radio for the near-term future, simplicity, ubiquity and inertia. Cars come with radios, so do clocks. When cars start coming with wireless Internet connectivity and when enough people own them, radio as we know it -- the propagation of RF signals in the AM and FM bands -- will die. What will replace it? Nothing. Consumers will have alternative means of consuming the very same content on, what they perceive to be, very similar devices.
And, how will big media deal with the transition? This is where the radio business may be most illustrative of the future of the media business. If big radio figures out how to stay profitable, big TV will certainly follow. It's way too early to eulogize radio, but the technology is older than it looks.

Shelly Palmer is Managing Director of Advanced Media Ventures Group LLC and the author of Television Disrupted: The Transition from Network to Networked TV (2006, Focal Press). Shelly is also President of the National Academy of Television Arts & Sciences, NY (the organization that bestows the coveted Emmy® Awards). He is the Vice-Chairman of the National Academy of Media Arts & Sciences an organization dedicated to education and leadership in the areas of technology, media and entertainment. Palmer also oversees the Advanced Media Technology Emmy® Awards which honors outstanding achievements in the science and technology of advanced media. You can read Shelly's blog.